Le statue africane in legno – L’arte sacra dei Bijagós

I Bijagós sono abili intagliatori di legno e sanno realizzare con maestria statue africane in legno. Gli uomini posseggono un´attitudine innata per l´attività artistica, che richiede una lunga e paziente formazione alla scuola di un maestro, che può essere il padre o un parente.
La scultura delle

statue africane in legno sacre
però è un´attività segreta, che solo pochi sono autorizzati a praticare.
Sono considerati oggetti sacri le statuette e le maschere rituali. Un oggetto sacro può essere scolpito solo su commissione del capo-villaggio o da una persona autorizzata dalla comunità.
Le tecniche apprese e i rituali legati a questa attività devono essere eseguiti con fedeltà. L´artista deve purificarsi; compiere riti in onore dello spirito di colui che gli ha ordinato di intagliare la statua e pregare l´”Ira”, lo spirito protettore, affinché lo aiuti a rappresentarlo degnamente; infine l´artista invoca gli spiriti “minori”, per ottenere il permesso di tagliare l´albero da scolpire.
Terminati i riti preliminari, l´artista, solo o con altri collaboratori, si avvia verso la foresta alla ricerca dell´albero da intagliare. Resterà isolato fino ad opera compiuta. Gli strumenti di lavoro sono: il machete e l´accetta per sgrossare il tronco, uno scalpello e un martello di legno per rifinirlo.

Le sculture

sono in legno di palissandro e rappresentano le figure tipiche della società guineense.

Chi è interessato può ricevere comodamente a casa propria una o più di queste splendide

statue africane in legno realizzate a mano

cogliendo l’occasione per fare beneficienza ed un’opera di solidarietà a favore dei bambini poveri della Guinea Bissau!

Il carrello sottostante vi permette di selezionare le statue e/o

le sculture africane

in legno che desiderate e di chiedere un preventivo senza impegno allo staff degli Amici della Guinea Bissau ed alla ENGIM Internazionale:

Palma da vino
(cod.: 1)

Ci sono diversi tipi di palma, in Guinea Bissau. C’è la palma da olio, da cocco, da legno...[LEGGI DI PIÙ]

Palma da vino
(cod.: 1)

Ci sono diversi tipi di palma, in Guinea Bissau. C’è la palma da olio, da cocco, da legno per costruzioni (sibis) e da vino. Questa scena coglie in azione un giovane che, salendo il tronco con una tecnica basata su buona muscolatura nelle braccia e nelle gambe e tanta agilità, incide con una lamina il frutto. Dopo aver applicato una specie di imbuto al collo del contenitore che porta con sé, attende che il vino da palma coli nel recipiente. Sotto, ai piedi della palma, è pronto un aiutante che ha un secondo recipiente, anch’esso da riempire.

Arte Nalùs
(cod.: 2)

È un Iran tipico di quella zona e di quella etnia. Si denomina: Nhinte Camatcholè...[LEGGI DI PIÙ]

Arte Nalùs
(cod.: 2)

È l’Iran del Fanado dei Nalus. Esaminandone le parti, si nota che quella finale assomiglia al becco lungo di un animale. Al centro della parte superiore ci sono gli occhi e il naso; poi viene il tratto più gonfi o, vuoto che è il capo dell’Iran. Attraverso le fessure si introducono tipi di foglie, pezzi di carne di gallina, uova… e avviene il rito propiziatorio, diretto dal Regolo (responsabile della Tabanca). Resta la parte tonda, con parecchi spuntoni. È la capigliatura a ciuffi dell’Iran. Il sostegno nervato, lungo una trentina di cm, rappresenta il collo, che è unito ad una base cilindrica, che è il corpo dell’Iran Nhinte Camatcholè.

Pescatore
(cod.: 3)

Molto esperto del fenomeno dell’alta e bassa marea...[LEGGI DI PIÙ]

Pescatore
(cod.: 3)

Molto esperto del fenomeno dell’alta e bassa marea, entra in acqua alcuni metri e lancia con estrema bravura la rete; quando la ritira, facendole assumere la forma di sacca, vi trova parecchi pesci di modeste dimensioni, che depone nella sua borsa. Il pesce è alimento base per la popolazione della Guinea Bissau.

Donna che pila il riso
(cod.: 4)

Questa mansione è prettamente femminile. Anche le bambine sanno pilare il riso nel pilon...[LEGGI DI PIÙ]

Donna che pila il riso
(cod.: 4)

Questa mansione è prettamente femminile. Anche le bambine sanno pilare il riso nel pilon. Spesso sono in due che, con colpi alternamente ritmati, aff ondano il “Pò di pila” nel pilon. I bambini sono attenti e vicini a chi pila il riso, intuendo che il momento della cottura del riso e del pasto quotidiano è ormai prossimo. Il bambino tiene in mano il “balai” che la mamma userà per separare il riso dalla pula.

Regolo Bijagos
(cod.: 5)

Nella mano destra ha la Zagara, che serve per trovare la pietra di Reinanca...[LEGGI DI PIÙ]

Regolo Bijagos
(cod.: 5)

Nella mano destra ha la Zagara, che serve per trovare la pietra di Reinanca. Questo bastone serve anche come arma di difesa e come strumento di sostegno. Nella mano sinistra il Regolo stringe una zampa di “Timba” (formichiere). Questo simbolo a tre punte gli dà il potere di curare e di far morire... Il cappello è particolare; non lo toglie mai in presenza di qualcuno. Il corno e il laccio sono elementi protettivi che lo difendono dall’arma misterica, da cui potrebbe essere ucciso.

Donna dell’etnia Bijagos
(cod.: 6)

Viene rappresentata una donna domestica che va ad attingere acqua...[LEGGI DI PIÙ]

Donna dell’etnia Bijagos
(cod.: 6)

Viene rappresentata una donna domestica che va ad attingere acqua. Tiene in mano un raccoglitore d’acqua di legno (il cabas) e sul capo ha un recipiente per l’acqua in terra-ceramica, detto “potì”. Al collo e anche sopra la “saia”, cioè la gonna in paglia, le pende il “busis”, che è una collana tradizionale. Come è usanza, questa donna porta con sé il bambino, appoggiato alla schiena e ben avvolto da un tessuto che finisce sul petto, con i due capi che vengono incrociati e arrotolati.

Il contadino Balanta
(cod.: 7)

È di ritorno a casa, dopo aver lavorato la terra con il “radì”, una strana vanga, lunga...[LEGGI DI PIÙ]

Il contadino Balanta
(cod.: 7)

È di ritorno a casa, dopo aver lavorato la terra con il “radì”, una strana vanga, lunga, con la punta in ferro, quasi una lama, che, manovrata a dovere, incide la terra e permette al contadino di capovolgere la zolla e formare dei solchi nel terreno. Il “radì” è nella mano destra. Nella mano sinistra si nota il macete (“catanà”), che serve al contadino per ripulire il terreno dagli arbusti, prima di iniziare a tracciare i solchi per la semina. Al collo gli pende una borsetta che contiene sementi, tabacco e pipa.

Guerriero Bijagos
(cod.: 8)

Si notano parecchi corni sparsi qua e là, sia sul capo, sia sulle braccia....[LEGGI DI PIÙ]

Guerriero Bijagos
(cod.: 8)

È il difensore della tabanca (villaggio). Si notano parecchi corni sparsi qua e là, sia sul capo, sia sulle braccia. In essi egli concentra tutto il suo potere magico e attinge forza. Lo scudo è per sua difesa; la lancia è per attaccare il nemico. Il busto del guerriero è in parte coperto da pelle di animale. Nella borsa sul fianco tiene un cucchiaio particolare, un coltello, le pietre focaie. Con questi mezzi riesce ad accendere il fuoco, a preparare il cibo e a mangiarlo, una volta cucinato. Il guerriero trascorre la sua giornata nel “mato” e interviene solo quando c’è un’aggressione che minaccia gli abitanti del suo villaggio.

Donna in cerimonia
(cod.: 9)

Entra in cerimonia (fanado), cioè festa Karebo, come “defunta”, (senza spirito)....[LEGGI DI PIÙ]

Donna in cerimonia
(cod.: 9)

Entra in cerimonia (fanado), cioè festa Karebo, come “defunta”, (senza spirito). Lo spirito di una persona si incarna in lei. Da quel momento la donna danza con tutta la forza del nuovo spirito. Indossa questi costumi riprodotti dallo scultore. Il ballo dura ore ed ore e apparentemente pare che la stanchezza non sia avvertita.

La Donna Balanta
(cod.: 10)

Ha raccolto il riso nella risaia (“bulagna”) e lo porta in un cesto sul capo....[LEGGI DI PIÙ]

La Donna Balanta
(cod.: 10)

Ha raccolto il riso nella risaia (“bulagna”) e lo porta in un cesto sul capo. Farà poi seccare questi mazzi di pianticine di riso; seguirà poi la fase della battitura del riso, per separarne il chicco dalla pianta e finito nel “pilon” il riso verrà pestato con colpi ritmici dal “Po di pila” e setacciato, per liberare il chicco dalla pula. Nella mano questa donna tiene un ciuffo di frutti gialli (mandipli). Come è tradizione, il bambino è assieme a sua madre, ben aderente alla sua schiena.

Cacciatore di gazzelle dell’etnia Felupe
(cod.: 11)

La sua bravura sta nell’uso dell’arco. Ha 3 frecce a disposizione....[LEGGI DI PIÙ]

Cacciatore di gazzelle dell’etnia Felupe
(cod.: 11)

La sua bravura sta nell’uso dell’arco. Ha 3 frecce a disposizione. La corda che gli gira attorno al collo termina sul davanti e lega una guaina contenente un grosso coltello. Serve al cacciatore per finire la gazzella ferita dalla freccia e ancora in grado di scappare. La gazzella cacciata viene portata nella tabanca, appesa ad una corda e penzolante dietro il busto del cacciatore.

Cabarò
(cod.: 12)

Danza particolare e tradizionale dell’etnia Bijagos. Il giovane danzatore...[LEGGI DI PIÙ]

Cabarò
(cod.: 12)

Danza particolare e tradizionale dell’etnia Bijagos. Il giovane danzatore è al quinto livello nei suoi passaggi sociali, l’ultimo, prima del Fanado. Sul capo ha un ornamento che richiama la mucca, di cui sente di avere la forza e di cui ha i richiami: il pennacchio a forma di campana; le corna, gli ornamenti (dieci per parte, simboleggiano gli uccellini che si posano sulla mucca). Nella mano sinistra stringe una coda di mucca. Il lungo pendaglio centrale, dal petto fino quasi a toccare terra, è un ornamento che il giovane, danzando, colpisce ritmicamente con i piedi. Lo stesso ritmo è dato dai campanelli che pendono dalla mano destra.

Scultura Bijagos
(cod.: 13)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 13)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 14)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 14)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 15)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 15)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 16)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 16)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 17)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 17)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 18)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 18)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 19)

(descrizione in aggiornamento)

Scultura Bijagos
(cod.: 19)

(descrizione in aggiornamento)
Lo scultore, quando si ritira per realizzare

le sue statue africane in legno

, porta con sé alcuni oggetti sacri: statuette e campanelli; ha anche una bevanda alcolica, a base di canna da zucchero, e il tabacco per le cerimonie che compie ogni tanto, per propiziarsi gli spiriti.
Le tecniche, nella preparazione delle

statue africane in legno

, variano da artista ad artista. C´è chi lavora da solo, scolpisce senza previo disegno e inizia a modellare la statua partendo dalla parte superiore, cioè, intaglia per primo il cappello. C´è chi lavora in equipe con il figlio e, prima di iniziare un lavoro, tratteggia sul legno le linee principali da dare alla sua statua, con un pezzo di carbone.
Al termine di ogni giornata gli artisti avvolgono

le statue africane in legno

in lavorazione nelle foglie di banano, per evitare screpolature e… per occultarla; infatti nessuno, eccetto gli scultori, può vederla durante la lavorazione.
Le

statue africane in legno

variano per la forma e per il materiale usato, perché ciascun spirito viene scolpito e rappresentato in maniera diversa e con un egno differente. Per esempio, la statuetta dell´”Ira”, invocata nella malattia, l´Unikan Orebok, viene rappresentato in piccole statuette di un pezzo unico. Invece, l´effigie del grande “Ira”, l´Orebock Ocotò, protettore del villaggio e venerato nei santuarietti pubblici o familiari, è composta da varie parti, staccate una dall´altra, che poi, in seguito, verranno assemblate. Ogni parte di questa statua deve provenire da alberi tagliati in isole diverse.
Per la lavorazione dell´Orebok Ocotò ci vogliono più specialisti. Prima di essere consegnata, la statua viene dipinta, rivestita di un tessuto bianco, rosso e nero e fissata sul piedistallo sacro. Tutti gli artisti, come ricompensa per il lavoro eseguito, ricevono denaro e beni in natura.